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martedì 12 agosto 2014
giovedì 24 luglio 2014
domenica 20 luglio 2014
La risposta: sono la somma di
tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di
tutto ciò che mi è stato fatto.
Sono ogni persona e ogni cosa il
cui essere al mondo è stato toccato dal mio.
Sono tutto quello che accade dopo
che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò
non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo
ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine.
Lo ripeto per l’ultima volta: se
volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.
(Salman Rushdie)
mercoledì 16 luglio 2014
martedì 8 luglio 2014
domenica 15 giugno 2014
L'amore è una danza, non importa
se angelica o sbilenca: funziona perché i due ballerini compiono gli stessi
passi. Appena uno dei due rallenta la falcata o ritarda il movimento, l'altro
tende istintivamente a compensare la mancanza, allungando o accelerando le
proprie mosse. Ma così facendo l'armonia si rompe e i danzatori finiscono per
staccarsi, non prima di essersi pestati maldestramente i piedi.
(Massimo Gramellini)
domenica 8 giugno 2014
Lasciar andare non significa non interessarsi,
ma smettere di credere di aver potere al posto degli altri.
Lasciar andare non significa fregarsene,
ma lasciare che l’esperienza sia consigliera, non le parole.
Lasciar andare non è vittimismo,
ma la profonda certezza che spesso gli effetti non dipendono da noi.
Lasciar andare non corrisponde ad una critica,
ma ad un atto di estrema fiducia.
Lasciar andare non è imporre nuove catene,
ma permettere alla libertà di ognuno di esprimersi.
Lasciar andare non è ancorarsi al passato,
ma vivere pienamente un nuovo futuro.
Lasciar andare non è un atto egoistico,
ma è il coraggio di scoprire il nuovo che si svela di fronte a noi.
Lasciare andare non è dominio e controllo,
ma un atto i fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare non è cedere ai fardelli della vita,
ma credere che siamo nati per uno scopo elevato.
Lasciar andare non è soffrire,
ma permettere alla gioia di abitare in noi.
Lasciar andare non è di domani,
ma è di un oggi che aspetta di essere vissuto.
Lasciar andare… libera, purifica, migliora… lasciare andare… è accogliere la gioia.
ma smettere di credere di aver potere al posto degli altri.
Lasciar andare non significa fregarsene,
ma lasciare che l’esperienza sia consigliera, non le parole.
Lasciar andare non è vittimismo,
ma la profonda certezza che spesso gli effetti non dipendono da noi.
Lasciar andare non corrisponde ad una critica,
ma ad un atto di estrema fiducia.
Lasciar andare non è imporre nuove catene,
ma permettere alla libertà di ognuno di esprimersi.
Lasciar andare non è ancorarsi al passato,
ma vivere pienamente un nuovo futuro.
Lasciar andare non è un atto egoistico,
ma è il coraggio di scoprire il nuovo che si svela di fronte a noi.
Lasciare andare non è dominio e controllo,
ma un atto i fede perché la vita si sveli.
Lasciar andare non è cedere ai fardelli della vita,
ma credere che siamo nati per uno scopo elevato.
Lasciar andare non è soffrire,
ma permettere alla gioia di abitare in noi.
Lasciar andare non è di domani,
ma è di un oggi che aspetta di essere vissuto.
Lasciar andare… libera, purifica, migliora… lasciare andare… è accogliere la gioia.
(Stephen Littleword)
lunedì 17 marzo 2014
La gente di solito
pensa che il perdono sia per coloro che se lo meritano. Ma se qualcuno se lo
merita, se è degno di essere perdonato, il tuo perdono non sarà un granché. Da parte tua non stai
facendo nulla: se lo merita. Non sei veramente
l’incarnazione dell’amore e della compassione. Il tuo perdono sarà
autentico solo quando lo darai anche
a coloro che non se lo meritano. Il punto qui non è che
qualcuno sia degno oppure no. Il punto è se il tuo
cuore è pronto oppure no. (Osho Rajneesh)
lunedì 27 gennaio 2014
Una
fervente buddista si sforzava di coltivare il proprio amore per il prossimo. Ma
ogni qualvolta si recava al mercato, un commerciante le faceva proposte
indecenti.
Una
mattina piovosa, quando l’uomo la importunò ancora una volta, la donna perse il
controllo e lo ferì al viso con l’ombrello. Quello stesso pomeriggio, si recò
da un monaco e riferì l’accaduto."Mi
vergogno", disse. "Non sono riuscita a controllare il mio odio".
"Tu
hai sbagliato a odiarlo", rispose il monaco. "La prossima volta che
ti dirà qualcosa, riempi il tuo cuore di bontà. E picchialo di nuovo con il tuo
ombrello, perché questo è l’unico linguaggio che lui capisce”.
(Paulo
Coelho)
giovedì 9 gennaio 2014
Quando le cose brutte arrivano, arrivano all'improvviso, senza avvertire. È raro vedere che la catastrofe si avvicina. Non importa quanto ci prepariamo ad affrontarla. Facciamo del nostro meglio, ma a volte non è abbastanza. Allacciamo le cinture, indossiamo il casco, scegliamo strade illuminate.. cerchiamo di difenderci. Cerchiamo di proteggerci con tutte le forze, ma non fa alcuna differenza. Perché quando le cose brutte arrivano sbucano dal nulla. Le cose brutte arrivano all'improvviso, senza avvertire. Ma dimentichiamo che, a volte, arrivano così anche le cose belle.
(Grey's Anatomy)
martedì 31 dicembre 2013
Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
al'ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
(Erri De Luca)
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all'astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
al'ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.
(Erri De Luca)
lunedì 16 dicembre 2013
domenica 15 dicembre 2013
Spesso
le persone sono molto diverse da come credi che siano. Questo perché si tende a
interpretarle con il proprio modo di pensare, con la propria sensibilità.
Bisognerebbe stare a guardarle, come si fa con una rappresentazione teatrale, senza commenti, se non alla fine, quando lo spettacolo si è concluso.
Bisognerebbe stare a guardarle, come si fa con una rappresentazione teatrale, senza commenti, se non alla fine, quando lo spettacolo si è concluso.
(E.
P. Melodia)
martedì 3 dicembre 2013
domenica 1 dicembre 2013
Quanti significati sono celati dietro un abbraccio?
Che cos'è un abbraccio se non comunicare, condividere e infondere qualcosa di
sé ad un’altra persona? Un abbraccio è esprimere la propria esistenza a chi ci
sta accanto, qualsiasi cosa accada, nella gioia che nel dolore. Esistono molti
tipi di abbracci, ma i più veri ed i più profondi sono quelli che trasmettono i
nostri sentimenti. A volte un abbraccio, quando il respiro e il battito
del cuore diventano tutt'uno, fissa quell'istante magico nell'eterno.
Altre volte ancora un abbraccio, se silenzioso, fa vibrare l’anima e rivela ciò
che ancora non si sa o si ha paura di sapere. Ma il più delle volte un
abbraccio è staccare un pezzettino di sé per donarlo all'altro affinché possa
continuare il proprio cammino meno solo.
(Pablo Neruda)
lunedì 25 novembre 2013
Avete
preso lezioni solo da quelli che vi hanno ammirato, trattato con tenerezza
e vi hanno lasciato la via libera?
Non avete appreso anche grandi lezioni
da quelli che vi rifiutano e che si oppongono a voi ostinatamente o che vi
trattano con disprezzo o che vi contendono il passaggio?
(Walt
Whitman)
domenica 17 novembre 2013
mercoledì 23 ottobre 2013
Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.” Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe. “Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perché il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto……questa tecnica si chiama “amore”. Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro. I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa – e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.
Essi credono che quando qualcosa ha subito una ferita ed ha una storia, diventa più bello.
Questa tecnica è chiamata “Kintsugi.” Oro al posto della colla. Metallo pregiato invece di una sostanza adesiva trasparente. E la differenza è tutta qui: occultare l’integrità perduta o esaltare la storia della ricomposizione? Chi vive in Occidente fa fatica a fare pace con le crepe. “Spaccatura, frattura, ferita” sono percepiti come l’effetto meccanicistico di una colpa, perché il pensiero digitale ci ha addestrati a percorrere sempre e solo una delle biforcazioni: o è intatto, o è rotto. Se è rotto, è colpa di qualcuno.Il pensiero analogico -arcaico, mitico, simbolico- invece, rifiuta le dicotomie e ci riporta alla compresenza degli opposti, che smettono di essere tali nel continuo osmotico fluire della vita.La Vita è integrità e rottura insieme, perché è ri-composizione costante ed eterna. Rendere belle e preziose le “persone” che hanno sofferto……questa tecnica si chiama “amore”. Il dolore è parte della vita. A volte è una parte grande, e a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte del grande puzzle, della musica profonda, del grande gioco. Il dolore fa due cose: Ti insegna, ti dice che sei vivo. Poi passa e ti lascia cambiato. E ti lascia più saggio, a volte. In alcuni casi ti lascia più forte. In entrambe le circostanze, il dolore lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita lo comporterà in un modo o nell’altro. I giapponesi che hanno inventato il Kintsugi l’hanno capito più di sei secoli fa – e ce lo ricordano sottolineandolo in oro.
Grazie alla pagina Facebook biologico e a Viola Graziosi
domenica 15 settembre 2013
martedì 3 settembre 2013
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